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Il quadro generale - i rapporti bilaterali

 

Il quadro generale - i rapporti bilaterali

Il Governo pachistano e' diretto dal Primo Ministro Nawaz Sharif, assurto alla guida del Paese grazie all'affermazione del suo partito (Pakistan Muslim League) alle elezioni politiche del 2013, in quello che fu il primo passaggio di poteri tra due Governi democraticamente eletti nella storia del Pakistan. Malgrado il favorevole responso degli osservatori internazionali sul regolare andamento della consultazione, gli esiti vennero contestati da alcuni partiti d'opposizione, in particolare il PTI di Imran Khan e il PAT di Tarihul Qadri, artefici nel corso dell'estate 2014 di una intensa campagna di manifestazioni a Islamabad con la quale rendevano esplicite le proprie accuse di brogli elettorali. I disordini che ne seguirono rischiarono di provocare la caduta del governo, Da allora, il peso e l'autorevolezza dell'establishment militare che aiuto’ in quella circostanza a mantenere stabile il paese e' via via cresciuto, sia nelle dinamiche di politica interna che in politica estera e di sicurezza, dove il suo potere di impulso e di veto e' oggi come ieri assai pronnunciato.

Avendo attinto buona parte del consenso elettorale in ambienti della destra religiosa Sharif si adopero' non appena insediatosi per porre fine alla guerra civile con il TTP (Movimento talebano pachistano), negoziando una soluzione pacifica con gli elementi piu' moderati della sua leadership. Sforzo rivelatosi alla prova dei fatti infruttuoso, tanto che s'impose la soluzione di forza con l'avvio nel giugno 2014 della campagna antiterrorismo contro i principali santuari talebani e di jihadisti stranieri (Al Qaeda, Uzbeki, Uighuri, Ceceni). Campagna tuttora in corso, con risultati senz'altro apprezzabili sotto il profilo di una ridotta attivita' terroristica, sebbene il Paese possa oggi ritenersi tutt'altro che pacificato. A cominciare dal massacro presso la scuola dell'esercito di Peshawar del dicembre 2014, con il suo bilancio di circa 150 vittime, che ispiro' il varo di un "Piano d'Azione Nazionale"; una strategia articolata in 20 punti tra cui: istituzione corti marziali, abolizione moratoria pena di morte, riforma curriculum scuole coraniche, inasprimento dei controlli sui canali di finanziamento illeciti per scuole, vaglio preventivo sui sermoni dei "predicatori d'odio" in alcune moschee, rapido reinsediamento degli sfollati nelle zone di guerra, istituzione di un'Agenzia nazionale antiterrorismo. Come dimostrato a intervalli regolari da eccidi a elevato impatto mediatico (Lahore, marzo; Quetta; agosto) l'attuazione del Piano presenta falle ed esitazioni. La completa attuazione del Piano costituisce senza dubbio una delle sfide di questo governo prima della fine della legislatura (primavera 2018), insieme alla totale copertura del fabbisogno energetico che potra' essere accelerata dal completamento dei progetti infrastrutturali collegati al cosiddetto Corridoio economico cino-pachistano.

 

 

Una delle iniziative che ha avuto maggior rilevanza in Pakistan e che maggiormente rimane nella memoria collettiva e' la missione archeologica italiana che e' stata capace di rivelare agli stessi pakistani un origine della loro civilta' veramente del tutto sconosciuta fino ad allora...

La Missione Archeologica Italiana in Swat dell’ex-IsMEO/IsIAO (oggi ISMEO) – Un Breve Profilo

Le attività archeologiche italiane in Swat (provicia del Khyber-Pakhtunkhwa) hanno inizio nel 1955, quando Giuseppe Tucci visitò per la prima volta la regione. L’attività, ininterrotta da 60 anni, ha visto la Missione Archeologica Italiana (MAI) assumere un ruolo di primo piano nell'archeologia del Subcontinente Indo-Pakistano.
Nel 1958 venne quindi costruito dalla MAI il primo nucleo del futuro Swat Museum. Gli scavi, che erano iniziati nel 1956, furono quindi posti quasi subito all'interno di un piano di promozione dello Swat implementato dall’allora Stato autonomo dello Swat. In pratica la missione venne inquadrata come un vero e proprio “ente per la promozione del turismo e i beni culturali”: vanno ricordate le iniziative di esplorazione escursionistica e alpinistica che Tucci chiese al CAI di Roma, i corsi di formazione in lavorazione del legno (tradizionale in Swat) attivati con artigiani altoatesini, i primi esperimenti di innesto con olivi domestici degli olivi selvatici dello Swat, ecc. In campo archeologico la missione ottenne da subito risultati di importanza mondiale con i grandi scavi di Domenico Faccenna nei santuari buddhisti di Butkara I, Panr I e Saidu Sharif I. Altri importanti scavi si sarebbero affiancati presto, quelli delle necropoli protostoriche, degli insediamenti di età storica (le antiche Ora e Bazira di memoria macedone), dei monumenti dell'Islam, ricognizioni geo-archeologiche ed etno-archeologiche. Le attività sono proseguite ininterrotte fino al 2007, attraverso fasi di grandi cambiamenti, in primis l'annessione dello Swat al Pakistan nel 1969.

1. Il progetto ACT: archeologia e mobilizzazione sociale

Dopo una obbligata parentesi - tra il 2007 e il 2010 la MAI – sotto la direzione di Luca M. Olivieri - sospese i lavori sul campo, quando venne costituito un emirato talebano nello Swat. I lavori sono ripresi nel 2010 e poi nel 2011 grazie al finanziamento da parte del programma di conversione del debito ("debt-swap") Italia-Pakistan (PIDSA) di un progetto congiunto italo-pakistano denominato “Archaeology, Community, Tourism-Field School” (ACT), di cui è capofila la Missione. Il progetto si è concluso nell’Ottobre del 2016. Il totale del finanziamento italiano è stato di circa 2,4 milioni di euro, in buona parte utilizzati per le costruzioni civili e l'impiego/formazione del personale locale (oltre 300 operai/trainees) in gran parte internally displaced people durante le operazioni militari del 2009. Il personale è stato impiegato e formato in otto cantieri di scavo e restauro: moschea dell’XI secolo di Udegram (la terza più antica del Pakistan), città di Bazira/Barikot (il quarto scavo urbano più esteso del Pakistan), aree sacre buddhiste di Saidu Sharif I, Amluk-dara e Gumbat, scultura rupestre di Jahanabad – danneggiata dai talebani nel 2007 e completamente restaurata, necropoli protostoriche di Udegram e Gogdara) per oltre 1000 giorni di cantiere (12 stagioni), nonché in attività di formazione turistica. A cinque anni dall'inizio del progetto i siti sotto la responsabilità dell'ISMEO/ACT sono visitati da oltre 30.000 turisti all'anno (in gran parte nazionali). Questi siti - alcuni dei quali mantenuti dalla Missione per circa 30 anni - sono stati acquisiti quest’anno dal Governo del Khyber-Pakhunkhwa con impegno economico pari a circa 3 milioni di euro.
Cuore di tutto il progetto è il nuovo Museo dello Swat. Costruito col contributo italiano nel 1956-1963, l'edificio a seguito di un'analisi statica indipendente è risultato a rischio di crollo parziale. Tra gli eventi che hanno minato la struttura, va ricordato l’attentato del Febbraio 2008, che causò 70 morti. Parte dell'edificio è stato demolito e parte riabilitato e inserito nella nuova costruzione. Il nuovo Museo è progettato secondo una nuova concezione antisismica, che ne fa - dal punto di vista strutturale - il più avanzato edificio nel suo genere in Pakistan. Il Museo dello Swat, era stato inaugurato da Giuseppe Tucci il 10 Novembre del 1963 con la lettura di un messaggio del presidente della Repubblica Antonio Segni. L'11 Novembre 2013, il nuovo Museo è stato inaugurato - esattamente 50 anni dopo - con la lettura di un messaggio del presidente Napolitano.

2. Altre attività archeologiche italiane in Pakistan

Nella Provincia del Sindh è attiva dal 2010-2011 una Missione Italo-Francese (CNRS-Università Cattolica di Milano) codiretta da Monique Kevran e Valeria Fiorani Piacentini. La Missione sta esplorando il sito dell’antica città portuale di Banbhore, molto probabilmente l’antica Deibal. Alle fasi sasanidi e precedenti si sovrappongono le stratigrafie imponenti delle fasi tardo-antiche e islamiche datate all’inizio dell’islamizzazione del Sindh (VII secolo). Il sito, di cui si conserva l’intera superfice fortificata, il porto fluviale, i quartieri artigianali (attualmente in corso di scavo da parte del team italiano), è noto per la moschea del VII secolo, considerata la più antica del Pakistan.

Altre importanti iniziative, soprattutto di ricognizione sono state attive fino al 2012-2013 in Sindh, condotte da Paolo Biagi dell’Università di Venezia, con particolare riferimento allo studio delle cave di selce preistoriche nelle Rohri Hills.

Nuove iniziative dell’Università Cattolica di Milano, ancora allo stato di progetto, riguardano il Balochistan e il Sindh-Makran, con riferimento ad indagini di superfice e pianificazione di nuovi scavi nella regione.

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